Il 2 marzo è morto Gillo Dorfles. Aveva 107 anni. I media nazionali internazionali hanno dedicato tempo e spazio adeguato ad un triestino anomalo, unico nel suo genere. Pickett non ha ne’ la competenza ne’ la presunzione di affrontare le tematiche artistiche e culturali insite nel pensiero di Dorfles. Ai critici il loro mestiere! Ci interessa invece registrare una caratteristica dell’uomo Dorfles che ci colpì fin da quando lo ascoltammo in una delle sue rare interviste televisive che concesse ai pochi giornalisti stimati.
Ossuto, con uno sguardo penetrante e tagliente, ti rimaneva impresso perché ti mostrava subito una contraddizione lampante e quasi provocatoria. Mentre rispondeva alle domande dell’intervistatore con un fiume di concetti, giudizi, visioni, considerazioni tutte sviluppate in un turbine di parole lucido e ordinato di “cose da dire”, la sua compostezza fisica era impressionante. Travolgente come narratore era invece rigido e composto nella postura. Un contrasto che fin da subito lasciava interdetti e affascinanti. Proprio in questa rappresentazione di se stesso, risiedeva, a nostro avviso, il cuore della personalità di Dorfles: la curiosità verso il mondo che ci circonda, affrontata sì con entusiasmo ed energia ma anche con metodo e perseveranza.
“La curiosità non mi ha mai dato tregua” disse un giorno, sintetizzando, a suo modo, la straordinarietà del suo essere.
“Oggi sono curioso – disse proprio qualche mese prima di lasciarci – di sapere finalmente dove si va a dopo la morte.”
“Forse tutto dipende – chiosava il suo ragionamento – dal grande interesse che ho per il prossimo. Non ho mai capito le persone che si interessano soltanto di se stesse.”
Per Dorfles la vita era una straordinaria opportunità per indagare, esplorare, annusare, capire il perché delle cose e, come ha scritto nel suo “coccodrillo” Marco Vallora su La Stampa, delle “Mode e dei modi”, il titolo di una delle sue opere più importanti.
Andare aldilà delle cose: la formula magica di vivere questa vita terrena sta, a nostro avviso, tutta qui. Non fermarsi all’apparenza, alla realtà che ci raccontano, ad una narrazione del creato politicaly correct ma cercare di andare oltre. Incontrando luoghi e persone, ascoltando gli altri, cercando dettagli in cose apparentemente conosciute e interpretate. Sviluppando interessi, passioni, attenzioni verso tutto quello che ci circonda.
A rischio bulimia conoscitiva e operativa? Forse anche, se questo fosse il prezzo della conoscenza, della gratitudine per questo grande dono, della solidarietà verso gli altri.
“Bisogna cercare di capire non di giudicare” diceva Dorfles: e questo è un altro punto cruciale del suo essere. “Moralista del contemporaneo ma senza moralismi ” ha scritto Vallora. Lo condividiamo. L’importante è conoscere le cose non emettere giudizi!
Un’ultima riflessione sul grande e longevo triestino: la sobrietà intellettuale. Non socializzò mai con nessuno la sua vita privata. Forse facendo anche fatica ad essere così silenzioso e pieno di riserbo. Lo ammise anche in una delle sue rare interviste. Ma la nostra vita privata è una proprietà esclusiva che ognuno di noi maneggia come vuole.
Il terrore della noia fu il suo carburante. Quello che gli diede energia per vivere intensamente, fino all’ultimo, 107 anni di una vita dedicata alla scoperta del mondo, alla conoscenza degli altri, all’esplorazione di cosa ci sia al di là dell’apparenza.
Grazie della lezione umana Gillo.